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Pensiero di lunedì 18 agosto 2003

Per giustificare le proprie mancanze, i propri errori, le …

Per giustificare le proprie mancanze, i propri errori, le proprie sconfitte, qualcuno vi dice: ""Ah, ma io credevo che..."" Eh sì, credeva, credeva, ma credere non è servito ad altro che a farlo sbagliare. La cosa più grave è che quel ""credente"" continuerà a credere... e a cadere in errore! Fino a quando? Fino a che non imparerà a sostituire le sue credenze con la vera fede, che è fondata sul vero sapere. Istintivamente si sente la differenza fra credenza e fede, poiché a volte si dice: ""Io credo"", esprimendo invece incertezza. Quando si dice: ""Credo che verrà domani"", in realtà non si è molto sicuri. E quando si usa l'espressione: ""Credete?"" (ad esempio: ""Credete che la situazione migliorerà?"") significa che si esplora un terreno sconosciuto. La vera fede è lavorare nel ""conosciuto"", vale a dire in un campo in cui si è acquisita una lunga esperienza, grazie ad un lavoro pazientemente condotto.

Omraam Mikhaël Aïvanhov



Sintassi della ricerca sui pensieri

Parola1 Parola2: cerca in almeno una delle due parole.
+Parola1 +Parola2: cerca nelle 2 parole.
"Parola1 Parola2": ricerca sull'espressione tra "".
Parola1*: cerca all'inizio della parola, qualunque sia la fine della parola.
-Parola: la parola dietro - è esclusa dalla ricerca.